Visita al centro in un crogiolo di odori, sapori e parole insoliti che ci avvolgono riscaldandoci. Le temperature scendono con il calare delle prime luci della sera... intorno alle 17,00!
Tra racconti di draghi sconfitti da giovani eroi e riflessioni sull'umanità a cura del presidente dell'Aned, arriviamo all'ora di cena.
Ida Marcheria aveva 14 anni, quando è arrivata a Birkenau, dopo essere miracolosamente sopravvissuta al viaggio della morte da Roma per Auschwitz (senza acqua e senza cibo) è accolta all’entrata dei binari ad Auschwitz da un giovane uomo vestito con un pigiama a strisce, zoccoli ai piedi e con uno strano triangolo rosso sul petto, presentandosi ai nuovi arrivati come il traduttore del campo. Rivolge domande solo ai più sani a quelli che secondo lui possono avere delle chance di sopravvivenza, il suo compito è capire in fretta chi può veramente essere utile, guarda Ida e sua sorella che si tengono per mano chiede l'età ad entrambe ed è Ida a rispondere: “Io ho 14 anni – dice - e lei, mia sorella 13”, lui senza guardarle risponde: “No, ti sbagli, tu hai 16 anni e tua sorella 15!”.
Incolonnate dalle SS per la prima selezione per il block 5 alla stessa domanda Ida miracolosamente risponde: “Io ho 16 anni e mia sorella 15”. Non lo sapeva ancora, con la sua bugia aveva dato un senso alla resistenza che giorno dopo giorno montava nel campo.
Nei giorni successi impegnata in una delle tante attività del campo, Ida avrebbe scoperto che il fantomatico traduttore aveva deciso di salvarle la vita, in virtù di un legame speciale: era giovane, poteva farcela a sopravvivere, poteva vivere il tempo sufficiente per raccontare la verità del campo, i suoi orrori.
Il giovane, detenuto politico stava costruendo insieme ad altri uomini e ad altre donne internate le file della resistenza. Salvare vite, far uscire documenti, organizzare fughe tutto quanto era ritenuto necessario per denunciare Auschwitz e il nazifascismo. Il resistente pagò con la vita per la sua lotta durante un tentativo di insurrezione.
Un filosofo francese ha detto: “Hanno ucciso il corpo degli uomini ma non sono riusciti a piegarli nella ricerca profonda della giustizia”.
Pavia durante la visita nei blocchi di Birkenau ha infatti spiegato ad uno degli studenti che aveva chiesto il senso della frase Dio è morto: “Non è vero che ad Auschwitz Dio è morto, Dio con Auschwitz non c’entra, c’entrano le responsabilità degli uomini e quello che lucidamente hanno fatto ad altri uomini”.
Ida Marcheria è stata rinchiusa nel campo il 12 dicembre del 1944, (44 anni compiuti oggi) ha avuto per tutto il periodo della sua permanenza nel campo un solo desiderio: mangiare della cioccolata.
Ida è una delle pochissime donne sopravvissute ad Auschwitz, tornata alla vita ha sposato un pasticciere romano, ed insieme a lui produce finissima cioccolata, cioccolata che è stata regalata ai ragazzi di “Raccontarsi la Shoah” nel momento che hanno varcato la soglia di Auschwitz. La cioccolata divisa in pezzetti è stata distribuita tra tutti i partecipanti al viaggio nel nome di Ida perché in un gesto si era celebrata per l’ennesima volta la sconfitta dell’ideologia nazifascista,
la barbarie dell’uomo sull’uomo.
4° giorno del diario di viaggio: domenica 13 dicembre 2009,
Le donne non ballano da sole
Vederle ballare è stata una vertigine. In piazza rinascimentale della Cattedrale di Cracovia le studentesse vincitrici di “Raccontarsi la Shoah” ballano e cantano felici sulle note del “Sole mio”.
I musicanti polacchi sembrano divertiti della capacità di improvvisazione delle due ragazze, per me invece, guardarle mi ha fatto rabbiosamente tornare nel campo, quando Aldo Pavia ci ha chiesto di accompagnarlo nell'atto di saluto alle donne morte nei blocchi di Birkenau.
Entrare in una delle baracche femminili ed ascoltarne i racconti è stata una straordinaria scoperta.
I Nazisti aprirono prima a Ravensbrück un campo esclusivamente femminile, dove più di 100.000 donne vi transitarono prima che le truppe sovietiche lo liberassero nel 1945, dal 1942 cominciarono trasferirle ad Auschwitz-Birkenau nel 1942 (conosciuto anche come Auschwitz II), cosa che accade anche a Bergen-Belsen nel 1944, dove le SS trasferirono migliaia di prigioniere ebree provenienti da Ravensbrück e Auschwitz.
Le SS tedesche, insieme alle autorità di polizia, si occuparono di mettere in pratica sul corpo delle donne la politica, chiamata in codice "Soluzione Finale", infatti durante le deportazioni, le donne in stato di gravidanza e le madri di bambini piccoli venivano generalmente catalogate come "inabili al lavoro" e perciò immediatamente inviate dalla selezione e alla morte nelle camere a gas.
Le donne ebree ortodosse generalmente caratterizzava quelle famiglie ortodosse, rese queste donne uno degli obiettivi principali dell'ideologia nazista, nemmeno le donne non ebree furono risparmiate
donne Rom e donne disabili furono uccise nel corso delle operazioni denominate T-4 ed "Eutanasia"; infine, tra il 1943 e il 1944, in molti villaggi dell'Unione Sovietica, i nazisti massacrarono le donne considerandole fiancheggiatrici delle unità partigiane.
Le donne avvolte dal mistero della procreazione, erano enigmaticamente l'assillo del III Reich: le donne tedesche avrebbero dovuto potuto fornire alla Germania teorizzata da Hitler nel Mein Kampf 100mila guerrieri ma nel contempo le donne delle razze inferiore avrebbero potuto essere il veicolo della contaminazione delle razze.
Le donne finite nelle mani dei medici aguzzini furono oggetto di feroci esperimenti dei medici e dei ricercatori nazisti sterilizzazione e per altre pratiche disumane di ricerca, contrarie a qualunque etica.
Molte furono le donne incarcerate nei campi di concentramento che crearono gruppi di mutua assistenza che permettevano loro di sopravvivere grazie allo scambio di informazioni, di cibo e di vestiario. Spesso le donne appartenenti a questi gruppi provenivano dalla stessa città o dalla stessa provincia, avevano lo stesso livello di istruzione o condividevano legami familiari. Infine, altre donne furono in grado di salvarsi perché le SS le trasferirono nei reparti destinati al rammendo degli abiti, nelle cucine, nelle lavanderie o nei servizi di pulizia.
Le donne seppero ribellarsi e riscattarsi assumendo come leader partigiane numerose operazioni della Resistenza, le politiche imprigionate nel campo originariamente appartenenti ai movimenti giovanili socialisti, comunisti e cattolici diventarono corrieri organizzarono rivolte e fughe nei boschi della Polonia orientale e nell'Unione Sovietica, dove si ri-univano alle unità partigiane.
Numerose donne furono anche attive nelle operazioni che vennero organizzate nell’Europa occupata per mettere in salvo gli Ebrei. Tra di loro ci furono la paracadutista ebrea Hannah Szenes e l'attivista sionista Gisi Fleischmann. Hannah Szenes fu paracadutata in Ungheria nel 1944, mentre Gisi Fleischmann, leader del Gruppo d’Azione (Pracovna Skupina) facente capo al Consiglio Ebraico di Bratislava, tentò di fermare le deportazioni degli Ebrei dalla Slovacchia.
Ella Gartner, Regina Safir, Estera Wajsblum, Roza Robota e, forse, Fejga Segal furono le cinque donne assegnate al reparto di Vistola per la lavorazione del metallo che reclutate nella resistenza del campo fornirono la polvere da sparo con la quale membri di un'Unità Speciale Ebraica fecero saltare in aria una camera a gas, uccidendo molte guardie delle SS, nel corso della rivolta dell’ottobre 1944.
La mente ritorna al presente, un'altra canzone intonata a squarcia gola dalle giovani donne a cui cominciano a fare da contrappunto gli studenti dell'Università di Cracovia conosciuti il giorno prima nella strada principale della città, un altro canto, un altro ballo con tanti altri uomini e donne dalla pelle e dalla lingua diversa che nella scoperta del viaggio abbattono naturalmente i muri dell'odio, i muri del razzismo i muri di Auschwitz.